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Si intensificano gli attacchi al diritto di sciopero

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Una decina di giorni or sono è comparso su “Il Fatto Quotidiano” un articolo che riporta i più recenti tentativi per riuscire a limitare il diritto allo sciopero o, comunque, regolamentarlo al punto di renderlo inutile. Riportiamo detto articolo, a firma di Roberto Rotunno.

“La proclamazione degli scioperi generali usata per
visibilità mediatica e proselitismo”: il Garante contro
i sindacati. E annuncia nuove limitazioni

Di ROBERTO ROTUNNO Il Fatto quotidiano
La Commissione è in teoria un’autorità indipendente, in pratica sta svolgendo
una funzione sostanzialmente politica, senza nemmeno nasconderlo
Mentre in Italia continuano a diminuire gli scioperi, la Commissione di garanzia nei
servizi essenziali torna a rivendicare la stretta attuata in questi anni contro le
mobilitazioni sindacali, annunciando nuovi provvedimenti
restrittivi sugl i scioperi generali .

Lo ha detto la presidente Paola Bellocchi leggendo la relazione annuale del Garante.
L’authority, che di fatto è di nomina politica, ha fornito i numeri del 2025: le astensioni effettuate
sono state 1.020, consolidando il trend di discesa rispetto alle 1.129 del 2023 e alle
1.080 del 2024. Oltre a quelle effettuate, nel triennio sono diminuite del 5% anche le
astensioni proclamate.

Insomma, la conflittualità sul lavoro si sta riducendo, eppure la Commissione
continua a dolersi e prepara nuove limitazioni. A essere colpito, ha spiegato
Bellocchi, sarà lo sciopero generale che presenta dati in controtendenza: dalle 17
proclamazioni dell’anno precedente, siamo passati alle 33 del 2025; di queste, 27 si
sono svolte nell’ambito di un totale di nove giornate
. La mobilitazione di tutti i settori
è quella che di solito crea più problemi al governo, poiché non è riferita a singole
vertenze ma è un semplice atto di protesta politica. Quindi, nota la presidente della
Commissione, lo sciopero generale non è più uno strumento eccezionale, ma “viene
ormai declinato da alcune organizzazioni sindacali alla stregua di
un mezzo ordinario di dissenso politico, con una frequenza che ha assunto una
cadenza quasi mensile”
. Questo è un problema perché intasa i calendari, penalizzando
gli scioperi di singole categorie, quindi “la Commissione ha avviato uno specifico
percorso istruttorio volto all’adeguamento del quadro regolatorio, per realizzare un
più equilibrato bilanciamento nell’esercizio dello sciopero generale”. Tra l’altro,
ricorda il Garante, nel 2025 diversi scioperi sono stati organizzati contro la guerra,
in protesta contro la situazione a Gaza e la movimentazione di armi nei nostri porti e
aeroporti. Anche qui la Commissione ha ribadito l’orientamento restrittivo, che l’ha
portata a sanzionare la mobilitazione senza preavviso in sostegno al popolo
palestinese e alla spedizione della Global Sumud Flotilla.
Il Garante, in perfetta linea con l’orientamento del governo Meloni, in particolare del
ministro dei Trasporti Matteo Salvini, ha una missione: ridurre gli scioperi, in
particolare quelli generali. Infatti la presidente Bellocchi si è lasciata andare anche
questa volta a considerazioni non proprio tecniche, accusando i sindacati di un
“utilizzo della proclamazione come strumento di visibilità mediatica e
di proselitismo”, “alla ricerca di un riflesso di cronaca o di una presenza formale nei
calendari delle vertenze”
. Secondo la giuslavorista, infatti, oggi alcuni servizi
subirebbero disagi già dalla sola proclamazione, anche quando poi l’adesione si
rivelasse esigua o nulla. Per esempio, molti passeggeri evitano di prenotare biglietti
per il solo rischio di una cancellazione. Quindi, nella ricostruzione di Bellocchi,
questo spingerebbe i sindacati minori a proclamare gli scioperi per auto
promuoversi. La Commissione, di conseguenza, è corsa in aiuto delle aziende,
autorizzate a non dare comunicazione delle astensioni “qualora, sulla base di dati
oggettivi – come l’irrilevante consistenza associativa o lo storico nullo di adesione
della sigla proclamante – sia ragionevole prevedere che l’astensione non avrà alcun
seguito reale”.

Quasi tre quarti degli scioperi avvenuti sono a livello locale e, di questi, il 61% è
attuato. Questo perché, a livello locale, c’è un maggiore filtro della mediazione. La
Commissione è in teoria un’autorità indipendente, in pratica sta svolgendo
una funzione sostanzialmente politica, senza nemmeno nasconderlo. In questi anni
ha scelto la via rigida, anche allargando i settori in cui limitare gli scioperi.
A marzo il Comitato europeo dei diritti sociali ha accolto un reclamo dell’Unione sindacale
di base (Usb) e ha richiamato l’Italia, sostenendo che il nostro
Paese limita eccessivamente il diritto di sciopero nei servizi pubblici
. La
Commissione non sembra preoccupata dal provvedimento dell’organismo
internazionale, che infatti non viene mai citato nella relazione della presidente
Bellocchi e nemmeno nelle 196 pagine di relazione integrale.

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