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17_09_2020_intercity

Dal Coordinamento Nazionale Trasporti del Partito, riceviamo e pubblichiamo questo comunicato che ben illustra la situazione riguardo all’ennesimo tentativo di spacchettamento, con offerte golose a privati, di servizi pubblici importanti e, soprattutto, ben funzionanti. La vendita dell’Italia ai privati pare andare avanti col vento in poppa, per quanto le privatizzazioni dimostrino, una dopo l’altra, il loro fallimento concreto ed il loro aspetto puramente rivolto all’estrazione di profitto da parte di singoli privati e/o gruppi organizzati.
Nel Coordinamento Nazionale lavorano tanti compagni toscani del nostro Partito, a dimostrazione di come questo tema sia acquisito all’interno delle tematiche politiche fondamentali che il Partito stesso affronta. Buona lettura.

La svendita ai privati è un attacco ai lavoratori, agli utenti e al trasporto pubblico universale

LO STATO DEL BANDO E IL “DIKTAT” DI BRUXELLES. Il Servizio Ferroviario Intercity in Italia si trova oggi a una svolta drammatica. La gara per l’assegnazione del servizio di lunga percorrenza INTERCITY è giunta a un punto di non ritorno a causa del bando che ne prevede la vendita ai privati e la suddivisione in più lotti. Nonostante i teatrali proclami governativi, la decisione del Senato ha confermato lo spezzettamento e la vendita a lotti separati, recependo supinamente i rilievi e la linea dettata dalla Commissione Europea. La decisione di frazionare il servizio non è un mero dettaglio tecnico, ma il requisito fondamentale richiesto dai dogmi comunitari per spalancare le porte del mercato alla concorrenza privata, impedendo che Trenitalia possa mantenere l’affidamento unico dell’intero pacchetto nazionale.

L’EUROPA PRIVATISTA DELLE OLIGARCHIE. Questa ennesima operazione di smantellamento dei trasporti pubblici, dettata dall’Unione Europea, è conseguenza di un’impostazione neoliberista che nelle privatizzazioni trova l’humus necessario per speculazioni e sfruttamento. Peraltro “l’Europa” non è un’entità astratta: è la somma degli interessi dei governi europei e delle oligarchie economico-finanziarie che li manovrano. In questo impianto comunitario, i diritti reali dei lavoratori e le esigenze di mobilità degli utenti contano meno di zero. L’obiettivo politico ed economico di questo bando è evidente: si vuole creare un prodotto commerciale appetibile per i grandi speculatori privati. Si sta preparando per le ferrovie uno scenario tragicamente analogo al “modello Alitalia”, sottomettendo un servizio fondamentale per i cittadini all’interesse e ai guadagni dei gestori privati. Un’operazione che dividerà lavoratori e viaggiatori in categorie di “Serie A” e di “Serie B”, in base alla profittabilità delle linee e alla tipologia di servizio.

TAGLI AL PERSONALE E ATTACCO ALLE CONDIZIONI DI LAVORO. L’ideologia del profitto ha già iniziato a manifestare i suoi effetti sui treni. Non è un caso che nell’ultimo Contratto di Servizio sia stata inserita la figura del capotreno unico (senza il secondo agente/CST) sui treni INTERCITY NOTTE (per ora limitato a massimo 8 vetture), con insistenti voci di un’estensione a tutti i materiali IC nel prossimo rinnovo contrattuale (con la scadenza del contratto a dicembre). L’obiettivo finale è lo smantellamento di Trenitalia (che ancora oggi, attraverso il Gruppo FS, è di proprietà pubblica) per svendere fette di mercato a soggetti privati, anche stranieri, pronti a schiacciare il costo del lavoro, con contratti al ribasso, e ad aumentare la produttività, riducendo gli standard di sicurezza e di equipaggio. Una deriva che i lavoratori sono impegnati a respingere con una lunga serie di scioperi nazionali costruiti dal basso.

BIGLIETTI PIÙ CARI E LA TRUFFA DELLA “LIBERA CONCORRENZA”. Dal punto di vista degli utenti si aprono scenari inquietanti. L’ingresso di investitori privati, la cui unica priorità è minimizzare gli investimenti per massimizzare i profitti, porterà a un inevitabile aumento dei prezzi dei biglietti, senza garantire un aumento degli standard di qualità e puntualità. Basti vedere gli esempi disastrosi delle aziende di Trasporto Pubblico Locale, privatizzate in questi anni in molte regioni italiane. Inoltre tale attacco va a colpire al cuore un servizio, quello INTERCITY, che ha sempre svolto un’importante funzione sociale, garantendo la continuità territoriale e il diritto alla mobilità per ampie fasce di popolazione a prezzi accessibili. La narrazione truffaldina secondo cui la “concorrenza” farebbe diminuire i prezzi è smascherata dalle dinamiche del comparto dell’Alta Velocità, dove, al di là di poche e temporanee “offerte civetta”, il costo medio dei biglietti è schizzato alle stelle, trasformando il treno veloce in un lusso per pochi.

FONDI PNRR: LA TRAPPOLA DEL GOVERNO PER NON SPENDERE. Dietro questa svendita si nasconde un progressivo disimpegno dello Stato dal settore dei trasporti pubblici. Il Governo cerca di sfilarsi dalla gestione per non doversi fare carico degli investimenti urgenti, necessari a rinnovare un parco vetture Intercity largamente vetusto. Per coprire queste carenze, il Governo ha utilizzato a piene mani i fondi europei del PNRR per acquistare nuovi convogli (come i treni HTR e POP). Un’operazione con cui l’esecutivo ha evitato di spendere un solo euro dal bilancio statale (va però ricordato che i fondi europei non sono regali ma soldi stanziati dalle tasse della classe operaia di tutta Europa), ma che oggi si rivela una trappola perfetta: l’uso dei fondi PNRR vincola il Governo al rispetto delle milestone europee, ovvero all’obbligo di applicare il Bando a lotti multipli. Il rischio sbandierato per giustificare l’operazione è la perdita dei fondi europei o la restituzione dei finanziamenti già incassati. In questo quadro, le promesse fatte dal Ministro Salvini ai sindacati confederali, che hanno “prontamente” ritirato lo sciopero sulla base di generiche rassicurazioni sul “lotto unico” e sulle “clausole sociali”, si sono rivelate per quello che erano: un teatrino politico sulla testa dei lavoratori.

LE RESPONSABILITÀ DEL SISTEMA CONCERTATIVO. La situazione attuale non piove dal cielo, ma è il risultato di un lungo processo in cui le burocrazie sindacali firmatarie dei CCNL dagli anni ‘90 ad oggi hanno enormi responsabilità. Contratto dopo contratto, hanno ceduto su tutto:

  • Prima la divisionalizzazione delle ferrovie (separando Alta Velocità, Intercity e Trasporto Regionale);
  • Poi la separazione strutturale tra la gestione dell’infrastruttura (RFI) e la gestione del traffico passeggeri e merci;
  • Infine l’apertura graduale al mercato, sia accogliendo soggetti totalmente privati (come Italo), sia avallando l’esternalizzazione massiccia dei servizi ferroviari attraverso appalti al ribasso, giunti a intaccare perfino i settori della manutenzione e della sicurezza.

IL DISASTRO DELLE PRIVATIZZAZIONI: DAI TRASPORTI ALLA SANITÀ. Basterebbe guardare la realtà per smentire i dogmi del libero mercato. Ovunque si sia privatizzato nel settore dei trasporti, il risultato è stato fallimentare:

  • Il Trasporto Pubblico Locale (TPL): Nelle città in cui è stato consegnato ai privati, la qualità del servizio è crollata e le tariffe sono aumentate.
  • Alitalia / ITA: Trasformata nello spettro di sé stessa, avviata a un progressivo ridimensionamento e alla cessione a colossi stranieri.
  • Il caso emblematico del Regno Unito: Dopo decenni di privatizzazione selvaggia che hanno causato ritardi cronici, prezzi stellari e incidenti, gli inglesi sono stati costretti a fare marcia indietro e a rinazionalizzare le ferrovie riportandole sotto il controllo pubblico.

E il disastro non riguarda solo i trasporti: pensiamo al dramma della sanità pubblica. Uno dei pilastri fondamentali dello stato sociale italiano è stato scientificamente definanziato per favorire la speculazione privata. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: liste d’attesa infinite nel pubblico che costringono i cittadini a pagare cifre esorbitanti alle cliniche private per potersi curare, oppure a rinunciare del tutto alle cure. Si tratta di una tendenza generale allo smantellamento dei servizi essenziali che ha attraversato tutti i governi degli ultimi decenni e che sta subendo un’accelerazione brutale sotto l’attuale Governo delle destre.

MILIARDI PER LE ARMI E “MILITARY MOBILITY”, ZERO EURO PER I SERVIZI SOCIALI. Mentre ci si racconta che “non ci sono i soldi” per mantenere pubblico il comparto INTERCITY e ammodernare i treni dei pendolari, assistiamo a un paradosso intollerabile: il Governo trova risorse ingenti per sostenere la corsa al riarmo e finanziare la “Military Mobility”. Si spendono centinaia di milioni di euro per l’adeguamento “Dual Use” (civile e militare) delle linee ferroviarie, al solo scopo di permettere il trasporto rapido di carri armati, truppe e armamenti verso i fronti di guerra (per quanto riguarda la mobilità su ferro, soprattutto verso il Fronte Ucraino).

LA NOSTRA POSIZIONE: BATTERCI PER IL TRASPORTO PUBBLICO E PER I DIRITTI DEI LAVORATORI. Il Partito della Rifondazione Comunista ribadisce la propria totale contrarietà alla vendita e alla privatizzazione del trasporto pubblico, come del Servizio ferroviario Intercity: NO alla vendita, né a pezzi né a lotto unico! Il servizio Intercity è un bene comune, la spina dorsale della mobilità pubblica di lunga percorrenza che unisce il Paese. Rifiutiamo la logica del profitto applicata ai diritti fondamentali.

LOTTEREMO PER:

  • Un grande piano di investimenti pubblici sulla sicurezza, sulla qualità e sul rinnovo del materiale rotabile, senza che questo si traduca in un singolo centesimo di aumento per gli utenti;
  • Garanzie ferree sul piano occupazionale e salariale. I lavoratori del settore meritano un CCNL che recuperi la pesante perdita di potere d’acquisto subita negli ultimi decenni, nonostante un aumento spaventoso dei carichi di lavoro e della produttività;
  • La rinazionalizzazione del settore dei trasporti e la fine della stagione dei subappalti e delle privatizzazioni.

Come PRC, porteremo questa battaglia per la difesa del Servizio Intercity e del trasporto pubblico all’interno delle istituzioni, negli impianti ferroviari e nelle piazze.

11 Agosto 2026

Coordinamento Nazionale Trasporti PRC

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