Fotovoltaico made in Israele a Ribolla (Gr)? La regione blocchi tutto
7 agosto La denuncia del Comitato “Diritti in Palestina” è di quelle che indignano profondamente perché quella dell’impianto di “Ribolla”, frazione nel comune di Roccastrada, all’apparenza può risultare come una semplice pratica burocratica legata alla richiesta di una autorizzazione amministrativa, da parte della ditta SPV Energy 3 S.r.l., per la realizzazione di un impianto agrivoltaico, ma il Comitato, attraverso un nutrito dossier, ha scoperto che dietro la SVP Energy (con capitale sociale irrisorio e nessun dipendente) c’è l’olandese Shikun & Binui Energy B.V. Ltd, controllata a sua volta dall’israeliana Shikun & Binui Ltd che, a quanto riportato dal Centro indipendente “Who Profits Research Center”, è pesantemente coinvolta nell’occupazione illegale israeliana dei territori palestinesi, sia in Cisgiordania che nella striscia di Gaza dove ha collaborato, aggiudicandosi, attraverso altre controllate, la costruzione di nuove basi militari coinvolte direttamente, per quanto ci riguarda non abbiamo nessuna remora a denunciarlo, al genocidio del popolo palestinese nella striscia.
Siamo difronte, dunque, ad una multinazionale, legata a doppio filo con il governo genocida di Netanyahu e che già in precedenza si era “distinta” – a quanto è dato sapere – per aver demolito 1.200 abitazioni della popolazione beduina per la costruzione di un impianto fotovoltaico nel deserto del Naqab (da noi noto come Negev. NdR).
Ricordiamo, inoltre, che Shikun & Binui Ltd, come pure la sua controllata Solel Boneh Infrastrutture Ltd, sono inserite nella lista dell’Alto Commissariato delle Nazione Unite per i Diritti Umani delle imprese che traggono profitto in attività realizzate negli insediamenti illegali israeliani nei territori palestinesi occupati.
Ad oggi la SPV Energy 3 s.r.l. ha già ottenuto, nonostante il parere contrario dei comuni interessati, la SCIA e sta aspettando, ad ottobre 2026, il via libero definitivo da parte della Regione Toscana.
Il procedimento è, infatti, attualmente fermo presso gli uffici regionali competenti in attesa di pronunciamento riguardo la concessione dell’Autorizzazione Unica (AUE). Il Comitato cittadino vuole scongiurare questa eventualità, ed è disposto anche ad attivare un contenzioso internazionale che possa colmare quel vuoto oggi esistente per cui mentre è richiesta l’antimafia, non è prevista nessuna verifica, come in questo caso, legata all’evidente violazione dei diritti umani.
Oltre al nostro totale sostegno al Comitato Diritti in Palestina in questa sua battaglia, unendoci alla richiesta fatta al Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, di negare l’autorizzazione perché, nonostante il classico metodo delle scatole cinesi, siamo difronte ad una controllata israeliana che si resa complice di gravissime ed evidenti violazione dei diritti umani, contravvenendo lo stesso diritto internazionale, ci aspettiamo che la Regione Toscana ci risparmi l’ipocrisia che con una mano approvi una proposta di legge al Parlamento per il riconoscimento dello Stato di Palestina e con l’altra dia l’autorizzazione ad una multinazionale che ha palesemente e deliberatamente ignorato diritti fondamentali e pronunciamenti internazionali rendendosi attivamente complice della negazione genocidaria del popolo palestinese.
Segreteria Regionale Rifondazione Comunista Toscana