Home > Editoriali > La narrazione contraffatta
La narrazione contraffatta

di Franco Cilenti

Fonte: Editoriale Lavoro&Salute anno 42 n. 1 gennaio 2026

“Il capitalismo e l’imperialismo si coprono con una maschera che dice “mondo libero” e, sotto quella maschera, si nascondono il terrore, la repressione di classe, la perversità sociale.” Pablo Neruda

Dalla fine del novecento ad oggi la narrazione disinformativa dei grossi mezzi di comunicazione stampati, televisivi e cinematografici deforma la realtà dei fatti storici e attuali drogando le popolazioni occidentali trasformadoli in socialcocainomani incapaci di qualsiasi comportamento critico. Cito solo tre degli innumerevoli casi emblematici degli ultimi decenni.

Primo: l’equiparazione tra nazismo e comunismo da parte dell’Unione Europea, con il voto a maggioranza (compreso il PD italiano) calpestando i vincitori della seconda guerra mondiale nel mentre, – sono fatti di questi ultimi mesi – riabilita il nazismo con il finanziamento e gli armamenti al governo neonazista ucraino per aggredire ancora una volta la Russia post sovietica, dopo il tentativo nazifascista dopo il 1917. Con la Rivoluzione d’Ottobre il governo dichiara apertamente l’intenzione di uscire dalla Prima guerra mondiale. Nonostante ciò, tra il 1918 e il 1921, una coalizione militare composta da quattordici Paesi – tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Giappone – interviene militarmente sul territorio russo, con l’obiettivo esplicito di abbattere il potere sovietico.

Secondo: la falsificazione della storia da parte di Roberto Benigni nel suo film predestinato all’Oscar Hollywoodiano “ la vita è bella” con l’ingresso del carro armato a liberare Auschwitz, ma è storicamente noto che fu l’Armata Rossa dell’Unione Sovietica a liberare i prigionieri sopravvissuti, liberare Berlino sconfiggendo il nazismo dopo la decisiva vittoria a Stalingrado.

Terzo: il premio Nobel per la pace alla guerrafondaia venezuelana María Corina Machado, deciso non dal “Comitato Norvegese per il Nobel” come è storicamente avvenuto ma dagli Stati Uniti con Trump per contribuire a costruire nell’opinione pubblica mondiale una patina di legalità alla sua aggressione al Venezuela e appropriarsi della più grande riserva petrolifera della terra.

Questi fatti, programmati per riportare l’occidente a riprendere la sua storia criminale di colonizzazione, sono memorizzati solo da una parte vigile delle popolazioni occidentali ma la stragrande maggioranza è sottoposta alla narrazione dittatoriale dei governi tramite i mezzi di comunicazione stampati, televisi e cinematografici. Siamo tornati all’era nazifascista con i Goebbels di turno?

Non c’è dubbio alcuno che i poteri economici stiano muovendo i loro uomini e le loro donne nei governi verso anni di politica militarista come motore populista (notare anche l’ingresso dei militari come docenti nella scuola e nell’università) per sistematizzare, rendendolo impermeabile con le armi al dissenso e alle proteste di piazza e per stabilizzare definitivamente questo stato di cose ha bisogno dell’oblio popolare di sul ritorno all’ideologia fascista.

E pensare che noi comunisti dagli inizi degli anno 80 abbiamo cocciutamente avvisato, con prove provate, dello sdoganamento mediatico e politico – archiviate le stragi neofasciste degli anni 70 e quella alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 – del neofascismo incarnato dal MSI di Almirante e dei suoi eredi (prima Alleanza Nazionale e oggi Fratelli d’Italia) coadiuvato dal programma sovversivo della Loggia Massonica P2. La grossa parte del mondo politico e informativo cocciutamente fece orecchie da mercante e oggi ne capiamo compiutamente il motivo.

Insomma, la narrazione imperante ma paurosa perchè reprime il dissenso, è costruita su una menzogna profonda: la ribellione alla schiavitù viene criminalizzata, mentre la sottomissione, indotta, all’ordine dominante viene celebrata come “legalità”, e se i nazisti avessero vinto la Seconda Guerra Mondiale, oggi i partigiani sarebbero chiamati criminali di guerra e gli assassini della libertà sarebbero celebrati come statisti? Purtroppo lo stiamo verificando comunque, con questi individui al governo europeo come pedine di un gioco al massacro della democrazia che l’Unione Sovietica (con 27 milioni di morti) in Europa e la Cina (con 19 milioni di morti) in Asia ci hanno regalato, con gli Stati Uniti che entrano in guerra all’ultimo momento per non restare a mani vuote nella ricostruzione post nazifascista dell’Europa.

Le bombe nucleari su Hiroshima e Nagasaki ad opera degli Stati Uniti il 6 e il 9 agosto 1945, con 166 000 vittime a Hiroshima e 80.000 vittime a Nagasaki certificarono la programmazione di olocausti che oggi vengono prospettati dall’occidente.

E come le menti libere possono dimenticare la guerra genocida degli USA contro il Vietnam (1965- 75) una guerra che uccise oltre tre milioni di loro abitanti. Furono sganciate più bombe di quante ne furono usate in tutta la Seconda Guerra Mondiale.

La teoria del domino (intesa come prevenzione del pericolo russo e del comunismo cinese) supportato dalle menzogne mediatiche per guerre imperialiste, dal Vietnam al Venezuela è stata resa possibile solo con la falsa propaganda dei media statunitensi sulla “Teoria del Domino” e viene anche usata dall’Unione Europea, con il servilismo dei mezzi di comunicazione televisivi e stampati, per inculcare nella testa dei popoli europei che la Russia si prepara ad invadere l’Europa nascondendo la programmazione della NATO per l’accerchiamento della Russia per smembrarla in tanti piccoli stati al servizio dell’occidente.

La Teoria del Domino fu usata per giustificare molte altre guerre illegali per l’imperialismo degli Stati Uniti durante i decenni della Guerra Fredda, dal 1945 al 1991 e oggi la NATO deve essere pronta ad aggredire la Russia, come gli USA debbano affrontare la Cina perché “minaccia” Taiwan, che ricordiamo è territorio cinese.

La narrazione dominante nell’epoca della connessione digitale, che invita tutti a stare a casa, e della sorveglianza, porta milioni di individui a interiorizzare gli imperativi imposti dalla propaganda, producono le logiche indotte dai padroni del web. Ancora pochi sono quelle e quelli che lo usano con cognizione di causa creando connessioni di controinformazione, o meglio dire di controcomunazione siccome l’informazione sui fatti reali, quella stampata e televisiva, è stata suicidata, non risparmiando neanche quella moderata, perchè non compiutamente, e stabilmente, conforme al pensiero unico.

Ne consegue che la propaganda imperante, intesa come imperialismo comunicativo porta al controllo degli eventi per far si che la massa si omologhi al pensiero unico.

L’ignoranza sui fatti reali dilaga, gli stereotipi e i luoghi comuni spopolano, nel mentre in Italia la P2 ha portato a compimento il suo programma eversivo e regna sovrana. Nel mentre l’attuale impianto di comunicazione decide che il crimine politico va tenuto fuori dall’attenzione pubblica, vedi i recenti 146 arresti di politici di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega nord per corruzione e legami con la mafia.

Nel mentre la comunicazione televisiva è sempre più impregnata di violenza, spingendo l’audience di bambini e adulti a chiusura mentale e cognitiva. In particolare. i bambini, futuri adulti, rappresentano la più vasta audience di televisione soggetti ad alterazioni nel funzionamento della mente.

In questo stato di cose presenti si innesta la militarizzazione dell’educazione scolastica con la presenza di militari come docenti e l’attuazione di eventi militari con la presenza dei bambini ai quali viene regalato “l’emozione” di un’arma in mano per alcuni minuti.

L’induzione a pensare militarmente viaggia con la negazione della memoria storica del nostro Paese. Significativa è la testimonianza di uno dei pochi docenti che si esprimono liberamente e pubblicamente rischiando, ben che vada, l’isolamento, anche di fronte all’ignavia del silenzio della grande parte dei genitori degli studenti “Negli istituti non vi è più spazio per i partigiani e per coloro che testimoniano la trasmissione generazionale delle idee antifasciste, ma la scuola e l’università diventano teatro sempre più emblematico e eclatante delle forze armate che impongono i disvalori più retrivi e reazionari del super ego dell’eroe e della razza, del primato dell’individualismo, della violenza soprattutto, della competizione aoltranza e dell’annientamento dei più fragili del pianeta. Nelle nostre scuole è sempre più difficile proporre e sperimentare progetti di educazione alla pace e alla nonviolenza. Direi pure che è diventato quasi impossibile porre all’attenzione di dirigenti e colleghi la necessità di demilitarizzare i linguaggi e le attività curriculari”.

Dalle parole del docente si deduce elementarmente che la prevenzione alla follia guerrafondaia si costruisce con un nuovo linguaggio popolare, inteso come capacità della gente comune di appropriarsi della critica di fronte alla programmata catastrofe dell’elitè politica e industriale. Coraggio di una capacità oggi prodotta solo da una piccola parte di attivisti politici e di intellettuali contro la falsificazione comunicativa, televisiva e stampata.

Un coraggio di fronte al quale si registra la paura dei poteri che, calpestando la Costituzione, rispondono con i mezzi repressivi della dittatura legislativa e militare, facendo leva sulla paura, disegnata dal silenzio permanente, anche di fronte al coraggio in Italia di migliaia di giovani, milioni in tutto il mondo, di fronte al genocidio in Palestina.

Eppure, questo coraggio di rabbia e ribellione dovrebbe essere istintivo se ognuno pensasse solo un attimo ad elencare i danni quarantennali alle proprie condizioni di vita che stanno peggiorando ogni giorno con i sacrifici imposti negli ultimi anni per regalare miliardi al desiderio di guerra a un nemico inesistente.

Il rifugio nell’astensionismo elettorale, seppur emotivamente comprensibile, non è un atto di coraggio ma il terminale dei comportamenti indotti dal programma politico di fascistatizzazione stilato dalla Loggia massonica segreta P2 nei primi anni 80 che ha avuto inizio con il primo governo Berlusconi e non è un paradosso che l’astensionismo è l’architrave dell’intento di arrivare a un governo del Presidente (il presidenzialismo chiesto dal Partito neofascista MSI) che non ha bisogno del voto parlamentare per governare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *