Corte costituzionale dichiara illegittima graduatoria case popolari l.R. 2/2019 fatta su base della residenzialità e attività lavorativa e non sul bisogno effettivo
Un vecchio detto dice: il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. La corte costituzionale dichiara l’illegittimità dell’Allegato B, lettera C1 della R.L. 2/2019 con il quale venivano attribuii punteggi per l’assegnazione di un alloggio popolare nel territorio sulla base degli anni di residenza o di attività lavorativa sul territorio.
Era questo una modalità strisciante per ridimensionare artificialmente la platea del bisogno effettivo della famiglia (anziani a carico o persone con handicap, minori, senza casa o in una casa inagibile, ecc.) per agevolare invece la “territorialità”.
In Toscana questo escamotage nasceva per baipassare l’annullamento del requisito di 5 anni (e anche 10 anni ) di residenza come criterio di ammissibilità della domanda, allora adottato in altre regioni! Questo è quanto Rifondazione Comunista denunciava fin dagli anni in cui il Consiglio approvava queste leggi che introducevano criteri per diminuire la platea degli aventi diritto a un alloggio popolare.
Insomma alla mancanza di alloggi popolari, e aggiungiamo alla mancata volontà di adottare un piano straordinario di edilizia pubblica per rispondere al bisogno casa, si cercava di nascondere l’effettivo bisogno che esiste e che da anni cresce e non trova soluzione.
La Toscana, come allora la Lombardia, Liguria ecc. si è allineata in questo tentativo di sfoltire il bisogno, come se fosse polvere da nascondere sotto il tappeto!
Questa sentenza ci dice che non si possono attribuire punteggi scollegati dal reale bisogno. Non si possono inventare criteri che creano disparità di trattamento tra persone e famiglie in condizioni di estrema fragilità.
Il bisogno casa è talmente cresciuto che non si può più parlar di cronicità di un disagio profondo perché cominciano a verificarsi episodi di disperazione come i casi di suicidio che si sono registrati anche da noi.
Va ripresa la strada maestra e, nonostante i numeri crescenti di famiglie da anni in graduatoria per un alloggio che non arriva mai, questa drammatica emergenza è invece ancora risolvibile a partire dall’assegnazione degli alloggi sfitti da anni con un programma di finanziamento ad esempio supportato dalle famiglie assegnatarie a scomputo dell’affitto e la messa a disposizione del patrimonio a qualunque titolo pubblico compatibile con la residenza per riconvertirlo in pochi mesi ad alloggi popolari.
Fare e recuperare alloggi e non cancellare le domande di chi ha bisogno, questo è quanto dovrebbe rispettare il Consiglio regionale!
Monica Sgherri, segreteria regionale PRC, responsabile casa-diritto all’abitare
Sandro Targetti, sportello solidale casa