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Il Regionale del PRC ha approvato i seguenti OdG nell’assemblea del 19 luglio 2026: “L’Orizzonte da Percorrere” e “Salvare il Partito”.

PRC

Comitato politico regionale Toscana del 19 Luglio

odg approvato l’orizzonte da percorrere

La fase politica nazionale e internazionale che stiamo attraversando è sotto il segno della instabilità e del pericolo di escalation verso una terza guerra mondiale. La violazione costante del diritto internazionale da parte dei paesi amici, l’uso arbitrario di sanzioni, non applicate ad esempio ad Israele che sta compiendo il genocidio del popolo palestinese, la costruzione allargata di una democrazia di guerra funzionale a una economia di guerra (vedi Israele e Ucraina che da molti anni non vanno al voto). È la risposta di USA e europa al declino e alla crisi economica, con la corsa al riarmo, alle guerre ai non amici, allo smantellamento della democrazia e del diritto internazionale

Oggi più che mai è urgente ricostruire un ampio fronte sulla pregiudiziale del no alla guerra, no alle guerre, no all’aumento delle spesse militari che trovano il finanziamento sulla distruzione dello stato sociale, no alla costruzione di una democrazia di guerra basata sul restringimento delle libertà individuali e collettive e sulla repressione di qualsiasi forma di dissenso.

Un fronte sulla chiarezza dei contenuti e delle scelte. Chiarezza delle scelte che ha fatto vincere il fronte del no al referendum sulla controriforma della magistratura e che ha portato al voto quel mondo astensionista che non si sente rappresentato da anni da centro destra e centro sinistra.

il gruppo dirigente che attualmente guida il PRC, ritiene prioritaria la costruzione di un “fronte democratico e antifascista per la Costituzione”, alleandosi, con un “accordo tecnico” – definizione nota solo agli addetti ai lavori -con il campo largo, e che di fatto contraddice anche il documento congressuale laddove afferma “che non entreremo nel campo largo” e l’entrata di rifondazione comunista in questo schieramento la condannerebbe all’irrilevanza politica, oltre a venire meno alla coerenza politica che nelle piazze e nei movimenti, il partito sta portando avanti.

Questa linea, che dice di mirare unicamente ad una affermazione elettorale, presenta notevoli criticità:

1. Le elezioni oggi si sono ridotte, a tutti i livelli, ad avvenimenti sempre meno partecipati, non rispecchiando la volontà di quegli elettori ed elettrici che non partecipando al voto confermano di non sentirsi rappresentanti da centro destra e centro sinistra; astenendosi, affermano la loro disaffezione e il loro disinteresse per le questioni politiche. La proposta elettorale anticostituzionale del centro destra, dimostra che non è la partecipazione al voto l’obiettivo prefissato, ma il mantenimento del potere!

2. Utilizzare il campo largo come possibile schieramento di riferimento, anche con solo accordo tecnico, è in palese contraddizione con le profonde differenze politiche con rifondazione comunista, a partire da questioni strategiche come l’aumento delle spese militare e il rifinanziamento alla guerra in Ucraina, votato di recente in Europa con il voto favorevole del PD. Oltretutto, l’esperienza ce lo insegna, la nostra partecipazione al campo largo comporterebbe in sostanza l’azzeramento delle nostre proposte programmatiche, con la scomparsa conseguente di ogni posizione alternativa, e il rafforzamento di un fronte alternativo alla guerra; .

3. La strada da percorrere, secondo noi centrale, è la trattativa per la pace, il no al riarmo (sia che si tratti dei i singoli stati, come vuole la destra, sia che si tratti di riarmo europeo come auspica il centro-sinistra). Le risorse economiche necessarie all’aumento delle spese militari vanno impiegate per il salario dignitoso, il rafforzamento del diritto alla salute e all’istruzione, il diritto alla casa, la salvaguardia dell’ambiente. Sappiamo tutti che su questi argomenti, dal quadro internazionale alle questioni locali, la visione del centrosinistra e la nostra sono profondamente diverse.

Nella pratica delle iniziative politiche sui territori, il PRC deve trovare invece uno slancio assumendo in maniera decisa un ruolo utile come promotore di azioni concrete, contro l’economia di guerra ad esempio, che, destinando oggi alle armi il 5% del PIL , distrugge irrimediabilmente lo stato sociale (assistenza, sanità scuola, trasporti), e non apparire come un comitato elettorale come tanti, impegnato esclusivamente nella conquista di candidature e di seggi, indistinguibile dall’ intero sistema dei partiti.

Il Consiglio di Stato ha respinto definitivamente il ricorso presentato da Antonella Bundu e dalla lista Toscana Rossa.

Questo ci fa vedere come anche nella nostra regione, sia in corso una grave distruzione democratica, con una legge elettorale, voluta dal centrosinistra, che non è rappresentativa della volontà degli elettori e che ha dimostrato che i voti non sono uguali, permettendo a chi ha meno voti di entrare in consiglio, rispetto ad esempio a Toscana Rossa, che è rimasta esclusa

Il presidente della regione toscana, a capo di una coalizione in continuità con il campo largo, ha dichiarato di voler modificare questa legge; di fatto, ad oggi, le uniche modifiche che sembra verranno portate avanti, saranno la cancellazione dei listini bloccati, e maggior considerazione delle preferenze. Non si parla di soglia di sbarramento ad esempio, o delle agevolazioni nella presentazione delle liste verso quei gruppi, che già sono presenti in consiglio regionale, o delle agevolazioni date alle coalizioni,

Riteniamo invece che la toscana si debba dotare di una legge elettorale rispettosa della volontà degli elettori, tornando al proporzionale, anche per aiutare a superare l’astensionismo. Il PRC si impegnerà in questa direzione.

Come primo passo verso una progressività fiscale effettiva, siamo impegnat* come partito alla raccolta delle firme sulla LIP per la tassazione dell’1% dei grandi patrimoni. 5S e PD si sono espressi formalmente contrari ad una patrimoniale come questa.

In Toscana, molti servizi essenziali sono stati gestiti in forme societarie, vedi la Multiutility, con gestione di acqua e rifiuti; vedi gli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica della provincia di Firenze, attraverso Casa SPA; vedi la gestione delle mense scolastiche. Società che non hanno migliorato i servizi, hanno prodotto notevoli aumenti per finanziare i cda lautamente remunerati, basandosi oltretutto sulla divisione degli utili tra i soci, senza alcun obbligo di reinvestirli nel servizio gestito. L’esternalizzazione dei servizi poi, come in sanità, nel sociale, nell’infanzia, hanno portato spesso gestioni miste con lavoratori e lavoratrici di serie A e di serie B. Non solo! Nei processi di esternalizzazione e di privatizzazione della sanità la Regione Toscana si è spinta sino alla gestione privata (da parte del Terzo settore) anche di pezzi dell’assistenza ospedaliera, come per i codici minori erogati dal pronto soccorso dell’ospedale San Donato di Arezzo.

La lotta ai decreti sicurezza, visti anche i numerosi provvedimenti che stanno colpendo militanti contro il riarmo, contro il genocidio in Palestina, contro l’avanzare delle destre, per un lavoro dignitoso, decreti che ci stanno portando verso una deriva securitaria, verso uno stato di polizia, con una repressione del dissenso sempre più ampia, ci vede in primo piano. Anche quella della continua formulazione dei decreti sicurezza è in linea con l’economia di guerra, il riarmo e l’escalation militare. La criminalizzazione del dissenso è oggi funzionale ad obbiettivi ben più ampi, relativi alla militarizzazione del territorio e all’economia di guerra.

Anche le politiche sull’immigrazione, ci separano dal campo largo. Oggi portiamo avanti mobilitazioni, presidi, comunicati contro la costruzione di 1 CPR in Toscana. A Giani sembra interessi solo non costruire il CPR ad Aulla; non abbiamo sentito volontà di diniego anche eventualmente in altri luoghi.

Riguardo alla tutela ambientale, ricordo che le amministrazioni di centro sinistra in Toscana hanno portato, e continuano a portare avanti, politiche di cementificazione del suolo; possiamo vederlo dove amministrano, nei piani urbanistici e nei POC approvati, contrariamente alla politica sul consumo di suolo zero, che come militanti stiamo portando avanti nei territori.

Diventa così prioritario, che le compagne e i compagni del partito, si facciano promotrici e promotori delle istanze dei vari territori in difesa della pace, dei diritti, dei beni comuni e di pari opportunità, e delle relazioni necessarie affinché queste istanze vengano portate avanti

A livello elettivo, in Toscana, ovunque ci siamo presentati alle amministrative in una coalizione alternativa al centro sinistra, abbiamo ottenuto buoni risultati, e con Toscana Rossa, siamo andati oltre il 4%. E’ evidente, che quando ci presentiamo a rappresentare l’alternativa al campo largo e a politiche liberiste e di privatizzazione portate avanti fino ad oggi anche dal centro sinistra, veniamo “premiati” dall’elettorato. “l ultima tornata elettore amministrativa nella nostra regione ha registrato nel complesso una prosecuzione – come nelle tornate precedenti – degli andamenti positivi delle liste ove ci siamo presentati in alternativa- si pensi a Sesto Fiorentino e ad Arezzo, fra gli altri – mentre la tendenza è a non premiare elettoralmente il partito ove si sia collocato all’interno della coalizione di centrosinistra: risultati questi ultimi- nei casi più rilevanti- che non si sono dimostrati determinanti per la vittoria di tale coalizione ma di fatto determinanti alla mancata elezione di liste affini di alternativa. Determinazione su cui riflettere attentamente per il futuro perché vi sono stati casi in cui ciò ha permesso di ampliare i seggi di opposizione assegnati alla destra”

Invitiamo perciò tutto il partito a fare tesoro della lezione che giunge dalle elezioni amministrative e dall’esperienza di Toscana Rossa anche e in particolare su un punto strategico di fondo: impedire alle destre di eleggere il prossimo presidente della Repubblica. In questo senso la lezione che dobbiamo trarre è che – al di là delle questioni di profilo politico e programmatico, che ovviamente permangono – liste di alternativa a sinistra, credibili e coerenti, sottraggono voti soprattutto al non voto e questo – oltre ad avere una funzione democratica in sé- può permettere, assai di più che in coalizioni ove si possa apportare contributi elettoralmente ininfluenti al suddetto obbiettivo, di sottrarre seggi parlamentari alle destre con conseguente maggiore possibilità di impedire appunto l’elezione di un capo dello stato di destra, estraneo a principi e valori costituzionali e magari funzionale alla loro destrutturazione di fatto e o di diritto”

Esprimiamo poi la più ferma contrarietà alla proposta di riforma della legge elettorale avanzata dalle destre. Un presidenzialismo de facto ma anche un’abnorme premio di maggioranza contrario all’ uguaglianza del voto. Va altresì però valutata negativamente l’attuale legge elettorale, che ha comunque soglie di sbarramento, premio di maggioranza e collegi uninominali che sono ispirati da una medesima logica iper maggioritaria, tesa all’esclusione di ogni forza che non si pieghi alla mera logica di alternanza nella gestione del potere. Visto che l’attuale legge elettorale nazionale- ma anche per alcuni aspetti la proposta della destra a quanto si è letto sui media- prendono spunto dalla legge elettorale toscana – cd Toscanellum-, il prc si farà latore di azioni e campagne tese ad una sua radicale modifica nella direzione di una legge effettivamente proporzionale”

comitato regionale della Toscana – 19/7/2026

Ordine del giorno approvato – Salvare il Partito della Rifondazione Comunista

Evidenziato

Come il Partito della Rifondazione Comunista si sia sempre battuto ed espresso contro ogni deriva che consegnasse ogni potere decisionale agli organismi esecutivi, tanto più se tale potere andasse a prevaricare il ruolo degli organismi preposti a fare da contrappeso a derive maggioritarie e governiste, propendendo per la tutela dell’effettiva uguaglianza del voto, per la tutela della divisione dei poteri dello stato – giudiziario, legislativo, esecutivo – per ampliare gli spazi di democrazia e contro ogni atto e politica che li restringessero, favorendo anche la partecipazione e gli strumenti ad essa deputati come forma avanzata di governo della società.

Individuando in una deriva che restringa gli spazi democratici, plebiscitaria – intesa cioè come una occupazione totale del potere da parte delle maggioranze in ogni realtà ove tale si presenti, come strumento di omologazione al pensiero dominante e sterilizzazione del dissenso – e di piena occupazione di tutti gli organismi decisionali, uno dei terreni di più spiccato impegno e profilo politico da sempre. In questo contesto si inserisce l’impegno per il No all’ultimo referendum costituzionale, teso in ultima istanza ad aprire la strada al venir meno dell’indipendenza della magistratura e ad una sua subordinazione all’esecutivo

Ricordato

L’articolo 15 dello Statuto del Partito: 15 – La democrazia diretta e gli organismi dirigenti 1. Il Prc-Se pratica la connessione tra forme di democrazia diretta e delegata nella costruzione della decisione. A tal fine si avvale della convocazione periodica delle assemblee delle/degli iscritte/i al livello competente, anche avvalendosi di piattaforma digitale. 2. Su questioni di particolare rilievo politico, gli organismi dirigenti possono promuovere forme di consultazione diretta di tutte/i le/gli iscritte/i secondo norme e modalità stabilite dal regolamento di cui all’art. 75. 3. Tali consultazioni sono effettuate anche quando richiesto dalla maggioranza assoluta del Comitato politico nazionale o del Comitato politico federale o da un quinto delle/degli iscritte/i della Federazione o di una regione o da un decimo del partito a livello nazionale, in almeno tre regioni. Possono essere altresì promosse dalla Direzione nazionale in caso di grave conflitto nei territori fra organismi dirigenti circa la collocazione politica del partito e l’individuazione di candidature per le liste elettorali di pertinenza territoriale

Preso atto della decisione assunta a stretta maggioranza dal Collegio Nazionale di Garanzia avversa alla sacrosanta richiesta sottoscritta da oltre 2200 compagni – compresi molte e molti toscane/i – di tenere una consultazione tra tutte e tutti gli iscritti relativamente alla collocazione politica del partito alle prossime elezioni politiche

Preso atto che la Presidente della Comitato Politico Nazionale ha deciso, nell’ultima riunione del CPN, di ritenere irricevibile e quindi non votabile un Ordine del Giorno del tutto condivisibile che chiedeva la riapertura della discussione negli organismi dirigenti e di garanzia nazionale in merito alla negazione della possibilità per i compagni e le compagne di esprimersi sulla linea politica del partito,

Ritenendo che entrambe queste decisioni rappresentino una grave violazione delle regole democratiche del nostro partito e ritenendo che la consultazione sulla linea politica da attuarsi tra tutti gli iscritti sarebbe un’ottima modalità attraverso cui dirimere la divisione che attraversa il partito riguardo alle prossime elezioni

Fa proprio integralmente l’Ordine del Giorno – di seguito inserito – non ammesso alla votazione del CPN, lo integra nel presente Ordine del giorno e ripropone quindi la riapertura della discussione interna al Partito sulla necessità di dar corso nel più breve tempo possibile alla consultazione di tutti e tutte le iscritte in merito alla linea politica del partito.

Chiede un reale ripristino di una effettiva democrazia interna in tutte le sue forme, strumenti e istituti, e un puntuale rispetto della delimitazione delle competenze degli organi del partito

Ordine del Giorno:

Una assunzione di responsabilità politica per salvare il partito

Il Comitato Politico Nazionale

Preso atto della decisione assunta a stretta maggioranza (5 a 4) dal Collegio Nazionale di Garanzia che ha dichiarato inammissibile – in quanto non conforme allo Statuto – la consultazione degli iscritti e delle iscritte sulla base della richiesta avanzata da oltre 2200 compagni e compagne.

Preso atto che riguardo all’effettivo fondamento statutario di questo parere sono emersi numerosi rilievi critici e precisamente che:

Il Collegio ha trasformato un controllo di legittimità in un giudizio politico in quanto lo Statuto attribuisce al Collegio il compito di verificare la conformità del quesito allo Statuto, non di decidere se il quesito sia politicamente giusto, opportuno o condivisibile. Il Collegio è invece entrato direttamente nel merito della linea politica proposta sostenendo che essa sarebbe incompatibile con la linea congressuale.

Vi sia una palese contraddizione nel dispositivo del Collegio là dove sostiene che la linea politica è materia esclusiva del Congresso e quindi non consultabile ma non tiene in conto che lo stesso art. 15, comma 3, prevede consultazioni sulla “collocazione politica del partito” in caso di conflitti territoriali. È infatti evidente che se la collocazione politica è consultabile quando la Direzione nazionale promuove la consultazione, lo stesso diritto lo hanno anche gli iscritti visto che lo Statuto non prevede in alcun modo una differenza di poteri di questo tipo.

il Collegio ha introdotto una valutazione puramente politica sostenendo che, se si ammettesse questa consultazione, ogni decisione congressuale potrebbe essere continuamente rimessa in discussione e si avrebbe un “congresso permanente a base plebiscitaria”. È infatti evidente che sul piano giuridico lo Statuto prevede già forti limiti alla richiesta di indire una consultazione in quanto questa deve essere richiesta almeno da un decimo degli iscritti a livello nazionale presenti in almeno tre regioni. Inoltre lo Statuto prevede un quorum della maggioranza assoluta degli aventi diritto affinché il risultato della consultazione sia vincolante.

Di fronte a tali limiti posti dallo Statuto, come può il Collegio utilizzarne altri non meglio specificati? Non è una prerogativa del Collegio quella di poter sindacare sulle garanzie – previste proprio dal Congresso che ha approvato lo Statuto – ritenendole insufficienti.

Il Collegio ha introdotto una seconda valutazione puramente politica anche quando afferma che il quesito proposto per la consultazione propone una linea respinta dal Congresso. È infatti evidente che il quesito proposto parla di una coalizione alternativa al PD e al centrosinistra e che il documento approvato dal Congresso e citato dai promotori afferma: “Non si pone il tema di un nostro ingresso nel centrosinistra o nel cosiddetto campo largo”. La richiesta di consultazione chiede quindi di confermare questa impostazione, non certo di stravolgerla.

Il Collegio ha usato pesi diversi a seconda dei proponenti della consultazione in quanto prende atto che il documento approvato dal CPN di aprile 2026 prevede che le iscritte e gli iscritti siano chiamati a pronunciarsi sulle modalità di partecipazione alle elezioni politiche e, dall’altra parte, valuta come inammissibile la consultazione richiesta da 2200 aderenti al partito. È del tutto evidente che se quella materia è per definizione sottratta alla consultazione, come sostiene il Collegio, nemmeno il CPN potrebbe organizzare una consultazione su questo tema.

Si tratta di una contraddizione logica in quanto da una parte si dice che la materia è consultabile e dall’altra si dichiara inammissibile una consultazione sulla stessa materia, senza che questa diversità di trattamenti abbia alcuna base statutaria.

Grande perplessità ha poi sollevato il fatto che il Collegio ritenga inammissibile la consultazione in quanto il quesito prevederebbe l’utilizzo del simbolo del partito. Per giudicare inammissibile tale quesito il Collegio cita l’art. 74 dello Statuto e le relative procedure di votazione dimenticandosi però che l’art. 74 disciplina le procedure di decisione nel caso in cui si voglia usare un simbolo diverso da quello del PRC.

Il Collegio applica quindi una norma che regola un’eccezione alla situazione opposta, determinando un salto logico piuttosto evidente, usando però questa argomentazione per respingere il quesito.

Inoltre il Collegio per dichiarare inammissibile la consultazione richiama le norme statutarie che respingono pratiche plebiscitarie. Ma come può essere definita plebiscitaria una consultazione prevista dallo Statuto e attivata rispettando le soglie statutarie? Non può essere definita “plebiscitaria” una pratica semplicemente perché coinvolge tutti gli iscritti, altrimenti sarebbe plebiscitario lo stesso art. 15. e lo stesso Congresso potrebbe essere definito tale.

Infine, molti hanno sottolineato come l’art. 15, comma 3 dello Statuto reciti: “Tali consultazioni sono effettuate anche quando richiesto…” usando una formula imperativa e non facoltativa.

Ora, se il numero di firme richiesto è stato verificato e raggiunto, il potere del Collegio dovrebbe essere interpretato restrittivamente, limitandosi a verificare:

  • conformità statutaria;
  • chiarezza del quesito;
  • assenza di violazioni espresse dello Statuto.

Qualsiasi interpretazione estensiva del potere di bloccare la consultazione rischia di svuotare completamente di efficacia il diritto degli iscritti previsto dall’articolo 15.

In altre parole, se ogni volta che emerge una questione politicamente rilevante il Collegio può dichiarare che essa riguarda la “linea politica” e quindi è inammissibile, il diritto di iniziativa degli iscritti diventa sostanzialmente inutilizzabile.

Il CPN, visti i forti rilievi che vengono mossi alla pronuncia assunta a stretta maggioranza dal Collegio di Garanzia e ritenendo che questo possa sollevare un più che legittimo dubbio sul grado di democrazia interna al partito – fatto che aggraverebbe la profonda spaccatura che vive il partito – invita tutti gli organismi dirigenti e il Collegio di Garanzia a riesaminare la questione a partire dalle considerazioni politiche sopra esposte.

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