Appello di 20 docenti universitari di UniMacerata per il NO al Referendum confermativo!
Tratto da “Il resto del Carlino”
Quarantadue firme per l’appello dell’ultima ora in vista del referendum. Sono tutti docenti dell’Università di Macerata che, a pochi giorni dal referendum costituzionale del 22 e 23 marzo, lanciano un invito chiaro e diretto a votare no alla riforma della magistratura.
Al di là di convinzioni politiche, analizzano nei dettagli le conseguenze di un testo approvato dal Governo e dalla maggioranza parlamentare senza dibattito; un testo che definiscono “preoccupante”, che agisce su sette articoli della Costituzione in maniera sostanziale. Secondo gli accademici, in primo luogo, “non è necessario separare le carriere”.
Il passaggio dalla carriera giudicante a quella requirente, o viceversa, è un avvenimento raro, già scoraggiato dalle leggi in corso (è possibile una sola volta, nei primi dieci anni di carriera).
Qui sarebbe il vero cavallo di troia: con il pretesto di mitigare una statistica irrilevante si indebolisce in primo luogo il Consiglio Superiore della Magistratura, organo costituzionale voluto dai padri della Repubblica per tutelare l’indipendenza dei magistrati dal potere politico.
La separazione in due consigli, giudicante e requirente, e la sottrazione della funzione disciplinare ai magistrati rischiano di alterare l’equilibrio dei poteri, trasformando il Csm in un organo più vulnerabile alle pressioni della politica. La nuova Alta Corte disciplinare, poi, è definita dai firmatari “una scatola vuota”: i singoli collegi giudicanti si prestano ad essere configurati a piacimento della maggioranza parlamentare di turno.
Il sorteggio dei membri togati non elimina le correnti interne, ma produce l’effetto opposto. Sottolineano inoltre come la riforma non sia necessaria né per separare le carriere dei magistrati né per garantire il giusto processo, principi già tutelati da leggi ordinarie e dalla Corte costituzionale. Non affronta problemi concreti della giustizia, come i tempi dei processi o l’efficienza degli uffici, e rischia di sottrarre risorse fondamentali con l’istituzione di nuovi organi costituzionali. Sotto la lente d’ingrandimento, poi, è il ruolo del magistrato indipendente, per loro essenziale per garantire tutela effettiva in cause di lavoro, diritti civili e libertà fondamentali.
Il contesto politico e culturale rende ancora più urgente la riflessione: la progressiva riduzione dei controlli parlamentari ed esecutivi, le modifiche alla Corte dei Conti e le misure preventive introdotte negli ultimi anni mostrano un accentramento crescente del potere, spesso a scapito delle garanzie individuali. Il messaggio è chiaro: con il referendum siamo chiamati a votare sullo Stato di diritto e sulla capacità dei cittadini di difendere le proprie garanzie.
La chiusura del documento è lapidaria: “È, pertanto, necessario bloccare sin da ora un percorso che rischia di mettere a repentaglio l’architettura democratica disegnata dalla Costituzione del 1948, fondata sui principi di libertà ed eguaglianza e sui principi dello Stato di diritto, di cui la separazione dei poteri – e quindi l’autonomia della magistratura dal potere politico – costituisce un asse portante proprio nell’ottica dell’eguale tutela dei diritti di tutte e tutti.”
Questi i nomi dei firmatari:
Luca Lanzalaco Raffaella Niro Gianni Di Cosimo Paola Persano Luigi Cozzolino Selena Grimaldi Andrea Prontera Luigi Lacché Enzo Valentini Gianmarco Mancosu Angela Cossiri Roberto Mancini Carla Danani Alessia Bertolazzi Giacomo Gistri Monica Stronati Andrea Cegolon Mariaelena Paniconi Maria Ciotti Francesco Bartolini Ronald Car Sergio Labate Silvia Pierosara Chiara Bergonzini Silvia Fiaschi Paolo Ramazzotti Margherita Scoppola Mara Cerquetti Annalisa Cegna Fabio Clementi Mariangela Masullo Irene Zanot Eleonora Cutrini Cristiana Lauri Tatiana Petrovich Njegosh Lina Caraceni Ninfa Contigiani Alberto Zanutto Maela Carletti Antongiulio Mancino Riccardo Rosati Livia Di Cola