30 ottobre: in piazza contro genocidio, militarizzazione e carovita! Appelli dei sindacati di base e delle organizzazioni palestinesi..
Il 30 ottobre l’Unione Sindacale di Base ha proclamato lo Sciopero Generale dell’intero settore pubblico e privato. Una mobilitazione nazionale per gridare un’urgenza non più rinviabile: “Abbassate i prezzi, abbassate gli affitti e i mutui, abbassate le tariffe, abbassate le armi. Alzate i salari, alzate le pensioni”
Chi lavora ogni giorno nei centri di produzione, negli uffici, nelle regie e nelle redazioni della RAI non vive in una bolla dorata. Anche noi facciamo la spesa al supermercato con prezzi ormai insostenibili, andiamo a lavoro in macchina subendo il caro-carburante, paghiamo affitti e mutui che divorano lo stipendio e affrontiamo bollette triplicate. Subiamo esattamente gli stessi attacchi al potere d’acquisto e lo stesso impoverimento che colpiscono la classe lavoratrice in tutto il Paese.
La lotta per un salario giusto e contro il caro-vita non si vince con le contrattazioni al ribasso: non possiamo continuare a pagare il prezzo di un’inflazione che svuota le nostre buste paga. I rinnovi contrattuali al ribasso e le mance una tantum non bastano più: servono aumenti salariali reali e l’adeguamento costante delle retribuzioni al costo della vita reale.
Basta sprechi in nome di favori politici: Assecondare scelte editoriali e di palinsesto che drenano ingenti risorse pubbliche verso contratti e format blindati con la politica — mentre si lasciano soffrire i reparti e le professionalità interne — è un danno irreparabile al Servizio Pubblico, reso tanto più odioso dalla paventata “mancanza di risorse” per i dipendenti quando si parla di stipendi e indennità.
Per una RAI di pace e cultura: Mentre si tagliano fondi a Sanità, Scuola e Welfare per dirottarli sulla spesa militare, il Servizio Pubblico deve interrompere la propria narrazione bellicista e diventare un presidio fondamentale per un’informazione plurale, indipendente e orientata alla promozione della pace e dei diritti sociali.
IL 30 OTTOBRE SCIOPERIAMO, IL 24 E 25 NOVEMBRE VOTIAMO USB!
Lo sciopero non è un fine, ma il mezzo per riprendere la nostra voce e far avanzare le nostre rivendicazioni. Nessuno lo farà per noi.
Prepariamo la strada per il rinnovo delle RSU del 24 e 25 novembre. Dimostriamo che senza la produzione, l’amministrazione e l’impegno quotidiano delle lavoratrici e dei lavoratori, il Servizio Pubblico non va da nessuna parte.
Se noi ci fermiamo, si ferma tutto. Tutte e tutti in sciopero il 30 ottobre!
USB Coordinamento RAI
La Confederazione COBAS, insieme a ADL, Clap e Sial, ha proclamato lo Sciopero generale per l’intera giornata del 30 ottobre, riguardante tutti i settori pubblici e privati, ad eccezione dei Trasporti. Lo sciopero è convocato sui seguenti obiettivi:
CONTRO il caro-vita che impedisce di far fronte alle spese per i beni essenziali; PER la reintroduzione di meccanismi automatici che garantiscano il pieno adeguamento delle retribuzioni e delle pensioni all’inflazione reale; CONTRO l’economia di guerra e lo spostamento di risorse dalle spese sociali agli armamenti; PER massicci investimenti nei settori pubblici Scuola-Università, Sanità, Trasporti, Servizi di Assistenza, e il taglio drastico delle spese militari;
CONTRO la politica degli appalti e l’abuso del lavoro part-time imposto; PER la riduzione generalizzata dell’orario di lavoro e l’introduzione per legge del salario minimo.
Nella stessa giornata, i COBAS Scuola, una delle quattro Federazioni della Confederazione COBAS, partecipano allo sciopero anche con i seguenti obiettivi specifici per la Scuola:
Aumento degli investimenti nella Scuola pubblica e riduzione della spesa militare.
Nella giornata di sciopero del 30 ottobresi svolgeranno manifestazioni territoriali che verranno comunicate a breve.
Piero Bernocchi portavoce Confederazione COBAS
Come Giovani Palestinesi d’Italia facciamo nostro e rilanciamo con forza lo sciopero generale chiamato dal sindacalismo di base per il prossimo 30 ottobre.
Le mobilitazioni dello scorso autunno e le oltre 70 piazze di questo 10 ottobre hanno dimostrato che fermare la macchina della guerra è possibile. Per questo lo Stato risponde con la repressione: decreti sicurezza, ddl “antisionismo”, legge 146/90 applicata alla logistica, licenziamenti politici dei portuali. Colpiscono la logistica perché è l’arteria dell’economia di guerra e, insieme, il suo punto più vulnerabile.
Per questo il 30 ottobre scioperiamo e scendiamo in piazza insieme alle lavoratrici e ai lavoratori in lotta, e rivendichiamo:
- Lo stop alla vendita, all’invio e al transito di armi verso “Israele”, e all’importazione di armi e tecnologie “israeliane”;
- La fine di ogni cooperazione militare, a partire dal Memorandum d’intesa con “Israele”;
- La rottura di ogni accordo economico e un embargo totale contro “Israele”.
Sciopero generale, contro genocidio, economia di guerra e sfruttamento
L’Unione Democratica Arabo-Palestinese (UDAP) rilancia e invita ad aderire allo sciopero generale del 30 ottobre indetto in concomitanza con la seconda Giornata internazionale di mobilitazione dei lavoratori portuali contro la guerra, che coinvolgerà oltre 100 porti in 17 Paesi e quattro continenti.
Di fronte al genocidio del popolo palestinese, perpetrato da Israele con il sostegno politico, militare ed economico di USA e UE, la mobilitazione internazionale dei lavoratori rappresenta un importante passo avanti nella costruzione di un opposizione concreta alla guerra e alle politiche imperialiste.
La solidarietà con il popolo palestinese non può limitarsi alle dichiarazioni di principio, ma deve tradursi in un azione capace di contrastare materialmente la macchina bellica…
APPELLO DELLA RETE “LA SCUOLA PER LA PALESTINA”
PER UNO SCIOPERO GENERALE UNITARIO IL 30 OTTOBRE 2026
Siamo educatori ed educatrici, insegnanti, professioniste/i dell’educazione, della formazione e della
cura che operano su tutto il territorio nazionale. Un anno fa, per la disperazione e l’impotenza di
fronte al massacro del popolo palestinese, ci siamo costituiti come rete, per lottare contro le atrocità
che il governo israeliano compiva e compie impunemente nei confronti del popolo palestinese.
Abbiamo costruito azioni e mobilitazioni, abbiamo partecipato alle grandi manifestazioni di
settembre e ottobre 2025 e sostenuto con forza ogni movimento e iniziativa volta a ostacolare il
sionismo e la sua economia di guerra in ogni sua forma, per esprimere la nostra solidarietà al popolo
palestinese e per chiedere al nostro governo di interrompere la complicità nel genocidio.
Poi c’è stata la maledetta finta tregua, ideata solo per spegnere i riflettori su uno sterminio
programmatico che continua spietato e inaccettabile come prima: solo dall’inizio di questo fasullo
“cessate il fuoco”, sono state oltre 5147 le violazioni da parte delle forze di occupazione israeliane,
con almeno 1421 palestinesi uccisi, 4983 feriti e 198 rapimenti.
Anche quando non vengono trucidati direttamente dai coloni o dall’IDF, i palestinesi continuano a
morire di fame e di malattie; i bambini e le bambine vengono privati del diritto alla protezione, alla
cura, alla famiglia, all’istruzione, alla vita, nella pressoché totale indifferenza del mondo e con la
complicità dei governi occidentali.
Come insegnanti, educatrici e educatori, ci occupiamo di bambine/i, di ragazze/i, cerchiamo di
trasmettere loro valori e speranze, il nostro mestiere è la cura. Come possiamo dedicarci a tutto ciò
sapendo che ci sono famiglie, bambini e bambine che vengo intenzionalmente uccisi, lasciati morire
di fame e di sete? Sapendo che il nostro paese è complice di simili atrocità?
Secondo il Ministero dell’Istruzione Palestinese, da ottobre 2023 Israele ha ucciso più di 800
insegnanti palestinesi a Gaza e ne ha feriti oltre 3.300.
.
Più di 170 insegnanti rimangono detenuti, mentre i posti di blocco e le vessazioni limitano la libertà
di movimento degli educatori in tutta la Cisgiordania occupata; gli insegnanti di tutti i territori
palestinesi occupati affrontano quotidianamente vere e proprie battaglie per la sopravvivenza, nel
tentativo di proteggere il diritto all’istruzione.
Di fronte a tutto ciò non possiamo fare finta di niente, consapevoli che restare in silenzio equivale a
schierarsi dalla parte dell’oppressore. Non ci intimoriscono le limitazioni che il governo cerca di
imporci con i Decreti “sicurezza” e con il DDL 1004, che strumentalizza vergognosamente
l’antisemitismo per criminalizzare l’opposizione alle violazioni israeliane del diritto umanitario.
Non ci intimoriscono tantomeno le comunicazioni del MIM, perché sappiamo che la cosa giusta da
fare è tutelare i bambini e le bambine palestinesi ed esigere il rispetto della vita, della dignità e del
diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese.
Per questo invitiamo tutte e tutti a partecipare allo sciopero del 30 ottobre, a tornare nelle
piazze per dire NO alle logiche di guerra e di profitto, per opporci al genocidio in atto.
Chiediamo al Parlamento e al Governo Italiano di condannare con fermezza i crimini contro
l’umanità commessi dal governo israeliano, di cessare immediatamente l’invio di armi verso Israele,
di sospendere ogni forma di collaborazione politica, economica e militare con il governo e le
aziende israeliane, fino a quando non si ponga fine al genocidio in corso e all’occupazione dei
territori palestinesi e non si garantisca assistenza umanitaria e sicurezza alla popolazione civile.
Chiediamo con urgenza a tutti i sindacati di unirsi alla mobilitazione del 30 ottobre affinché diventi
una giornata di sciopero unitario internazionale che coinvolga l’intero mondo della scuola, del
lavoro e della società civile per denunciare il genocidio in corso e per dire no al riarmo e
all’economia di guerra.
Invitiamo studentesse e studenti e tutto il mondo della scuola e dell’educazione a organizzarsi fin da
subito per costruire azioni e mobilitazioni efficaci e congiunte per affermare con forza che la scuola
italiana esige il rispetto dei diritti umani, della vita e della pace, in Palestina e in ogni altra parte del
mondo.
Invitiamo infine tutti i cittadini e le cittadine e tutte le realtà che operano per il rispetto dei diritti
umani, in Palestina come in ogni altro paese del mondo, a unirsi a noi, sottoscrivendo questo
appello.
Non possiamo accettare questo sistema disumano, le cui uniche regole sono il profitto e la
sopraffazione. Crediamo in un mondo diverso, che metta al centro il valore della vita in ogni sua
forma, il rispetto, la cooperazione e la solidarietà.
In un momento storico così drammatico e pericoloso, dobbiamo fare – e faremo – tutto il possibile
per salvare i bambini e le bambine palestinesi e, con loro, la nostra umanità.
“La Scuola per la Palestina”
Il movimento operaio palestinese appoggia l’appello a una giornata di lotta il 30 ottobre contro la militarizzazione e il genocidio, organizzata da un collettivo di sindacati portuali, e invita tutti i sindacati portuali, dei trasporti e affini del mondo ad aderirvi. Chiediamo inoltre alle organizzazioni di base e della società civile che possono sostenere questa mobilitazione di farlo seguendo le direttive dei sindacati e tenendo conto del contesto specifico.
Nel terribile terzo anniversario del genocidio in corso, trasmesso in diretta streaming da Israele, contro il nostro popolo a Gaza, il movimento sindacale palestinese rende omaggio alla mobilitazione collettiva dei sindacati di sette paesi che rappresentano i lavoratori portuali di 45 porti in Europa e nel Mediterraneo, i quali hanno indetto una giornata di scioperi e proteste contro la guerra e il genocidio per il 30 ottobre. Invitiamo tutti i sindacati che rappresentano i lavoratori portuali, i lavoratori del settore marittimo e dei trasporti in tutto il mondo ad aderire e a sostenere questa mobilitazione.
Ricordiamo a tutti i sindacati del mondo, a prescindere dal fatto che aderiscano o meno alle mobilitazioni del 30 ottobre, che abbiamo anche invitato a organizzare azioni di solidarietà in occasione della Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese, dal 20 al 29 novembre .
Il prossimo 30 ottobre, noi, sindacati e federazioni palestinesi sottoscritti, rinnoviamo il nostro appello ai sindacati di tutto il mondo affinché:
- Sostenere e difendere i diritti inalienabili del popolo indigeno della Palestina come sancito dal diritto internazionale, in particolare il diritto dei nostri rifugiati a tornare a casa e a ricevere risarcimenti, e
- Intensificare la pressione del movimento BDS per porre fine a ogni complicità statale, aziendale e istituzionale nell’occupazione illegale, nell’apartheid e nel genocidio perpetrati da Israele.
La nostra lotta per la giustizia in Palestina è inseparabile dalla lotta globale contro il razzismo sistemico, la militarizzazione, lo sfruttamento, la devastazione climatica e ogni forma di oppressione.
È dovere dei sindacati garantire che i lavoratori che rappresentano – sia nei porti, sulle navi, nelle aziende o negli uffici governativi – non siano coinvolti, spesso a loro insaputa e/o senza il loro consenso, in azioni che comportino la complicità in crimini atroci ovunque, compresi i crimini di guerra di Israele, i crimini contro l’umanità e il genocidio contro il popolo palestinese autoctono.
Le decisioni del 2024 della Corte Internazionale di Giustizia (CIG) – secondo cui Israele sta plausibilmente commettendo un genocidio , che la sua occupazione è illegale e che le sue politiche equivalgono all’apartheid – rendono la fine di ogni complicità nei crimini di Israele non solo un obbligo morale, ma anche legale. Stati, istituzioni (compresi i sindacati) e aziende devono imporre sanzioni mirate e legittime a Israele.
Intensificando i nostri sforzi collettivi per porre fine al genocidio israeliano, noi, le organizzazioni sindacali palestinesi sottoscritte, invitiamo i lavoratori portuali, marittimi e dei trasporti e i sindacati di tutto il mondo ad aumentare il loro sostegno alla nostra lotta di liberazione unendosi alla mobilitazione dei sindacati dei lavoratori portuali il 30 ottobre:
- Interrompere e bloccare pacificamente il trasferimento di forniture militari, energetiche e di altro tipo a duplice uso verso Israele, anche rifiutandosi di gestire tali forniture israeliane o destinate a Israele.
- Sostenere le linee guida sui trasferimenti marittimi del Comitato nazionale palestinese BDS e utilizzarle per fare pressione sui vostri governi affinché le rispettino.
- Esercitare pressioni sui vostri governi affinché rispettino i loro obblighi legali a seguito delle sentenze della Corte Internazionale di Giustizia del 2024, come affermato dagli esperti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani , imponendo, come minimo, “un embargo totale sulle armi contro Israele, bloccando tutti gli accordi, le importazioni, le esportazioni e i trasferimenti di armi, compresi quelli di articoli a duplice uso che potrebbero essere utilizzati contro la popolazione palestinese sotto occupazione”, nonché annullando o sospendendo “le relazioni economiche, gli accordi commerciali e i rapporti accademici con Israele che potrebbero contribuire alla sua presenza illegale e al regime di apartheid nei territori palestinesi occupati”.
Firmatari:
- Federazione Generale dei Sindacati Palestinesi (PGFTU), Gaza
- Federazione dei sindacati palestinesi (PFTU)
- Unione Generale dei Lavoratori Palestinesi (GUPW)
- Sindacato dei lavoratori postali palestinesi – PPSWU
- Federazione dei sindacati indipendenti
- La Nuova Federazione Palestinese dei Sindacati
- Coalizione dei lavoratori della comunicazione, dell’IT e postali – CWU PS
- Unione Generale delle Donne Palestinesi
- Unione Generale degli Insegnanti Palestinesi “GUPT”
- Associazione dei dipendenti del settore finanziario – Palestina
- Sindacato dei dipendenti dei servizi sanitari
- Sindacato dei lavoratori degli asili nido e delle scuole private
- Sindacato dei lavoratori degli enti locali
- Unione degli elettricisti palestinesi
- Sindacato dei dipendenti della Southern Electricity Company
- Associazione Palestinese di Pittori e Intonacatori
- Unione delle autorità locali del Sud