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New York Times: reclutamento forzato tra gli ucraini

Da tempo appaiano sui social vari video che ritraggono uomini ucraini, i reclutatori di persone che girano per le strade in cerca di ucraini per arruolarli   nei ranghi dell’esercito, che letteralmente trascinano i malcapitati con la forza nei centri di reclutamento.

Fino ad oggi tutti questi video venivano bollati come propaganda russa atta a denigrare il governo ucraino, in effetti era abbastanza facile pensarlo perché l’immaginazione non poteva suggerire che vi fosse un reclutamento forzato da parte delle forze armate anche se le perdite ingenti dell’esercito di Kiev poteva anche farlo pensare. Oggi pare proprio che tutti coloro che hanno bollato questa pratica come inverosimile e frutto della più bieca propaganda russa, che hanno come al solito, quando una notizia non piace al main stream, apostrofato senza mezzi termini di agenti al soldo di Putin chi le pubblicava,  dovranno ricredersi.

A pubblicare la notizia che i reclutatori ucraini stanno con la forza arruolando persone di tutte le età nelle fila dell’esercito ucraino è il quotidiano statunitense The New York Times, certamente un giornale che non è al soldo del Cremlino, che in un articolo denuncia questa pratica.

“Con l’esercito ucraino che affronta morti crescenti e uno stallo sul campo di battaglia, i reclutatori dell’esercito sono diventati sempre più aggressivi nei loro sforzi per ricostituire i ranghi, in alcuni casi trascinandogli gli uomini per strade e portandoli ai centri di reclutamento usando l’intimidazione e persino la forza fisica”, si legge nell’articolo.

“I reclutatori hanno confiscato i passaporti, portato via le persone dal lavoro e, in almeno un caso, hanno cercato di inviare una persona mentalmente disabile all’addestramento militare, secondo avvocati, attivisti e uomini ucraini che sono stati sottoposti a tattiche coercitive. I video di soldati che spingono le persone in auto e trattengono uomini contro la loro volontà nei centri di reclutamento stanno emergendo con crescente frequenza sui social media e nelle notizie locali”, continua l’articolo del New York Times.

“Le dure tattiche sono rivolte non solo ai drafter, ma agli uomini che normalmente sarebbero esentati dal servizio, un segno delle ripide sfide che l’esercito ucraino deve affrontare mantenendo i livelli di truppa in una guerra con alte perdite e contro un nemico molto più grande”.

Dmitri Yefimenko, un ucraino di 34 anni che all’inizio dell’anno si è rotto il braccio destro e a giugno, mentre andava a un appuntamento con il medico, è stato arrestato dalla polizia in un posto di blocco. Lì, “senza alcuna spiegazione, senza documenti, senza motivo, un uomo armato è salito” sulla sua auto e lo ha costretto a guidare fino al centro di reclutamento militare. Yefimenko è riuscito a fuggire dalla struttura la mattina seguente e si è recato dal medico per confermare che era ancora esente dal servizio militare.

Secondo il quotidiano statunitense, gli avvocati e gli attivisti ucraini affermano che ci sono migliaia di casi come quello di Yefimenko in tutta l’Ucraina, e solo a novembre sono state presentate 226 denunce ai tribunali locali.

Ma per sfuggire all’arruolamento forzato tutto diventa lecito come pagare per essere esentato dalla leva. Secondo la testimonianza di Andrei Semaka, un soldato che nei primi mesi della guerra ha lavorato in un centro di reclutamento, il 25% degli uomini mobilitati nel suo ufficio, da 15 a 20 potenziali reclute al giorno, corrompevano il suo superiore con circa 1.000 dollari per evitare il servizio militare. Secondo Semaka, questo prezzo è già salito e il suo ex capo è ancora in carica.

“È una guerra per i poveri”, ha detto un avvocato di Kiev che ha parlato con il New York Times a condizione di anonimato, alludendo al fatto che al fronte vanno solo coloro che non possono permettersi di comprare la loro libertà dagli ufficiali di reclutamento.

Quindi anche la notizia del reclutamento forzato degli ucraini per andare a morire al fronte non è frutto della solita propaganda russa. Piano piano le verità emergono, ma non vi aspettate che qualcuno ci dica che avevamo ragione. Questo non lo faranno mai, tutt’al più considereranno il New York Times un quotidiano che riceve sotto banco soldi dal Cremlino.

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