Dai sindaci toscani meno controlli e trasparenza su gare e lavori pubblici.

Le proposte avanzate dall’ANCI Toscana per la ripresa dei lavori pubblici sono semplicemente irricevibili. Si cerca ancora una volta di usare l’emergenza per operazioni di deregolamentazione che impediscono la trasparenza e il controllo dei cittadini e delle cittadine sull’utilizzo delle risorse pubbliche. Con la solita scusa di velocizzare la cantierabilità delle opere pubbliche si chiedono una serie di deroghe al Codice dei Contratti, estremizzando ancora di più le previsioni del Decreto Sblocca-cantieri.

Decreto che il prof. Vannucci, direttore del Master universitario in Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione all’Università di Pisa, ha definito opportunamente “Sblocca-tangenti”, mentre secondo i dati dell’ANCE, Associazione Nazionale Costruttori Edili, ci sarebbe stato un impatto positivo. Così l’ANCI Toscana ha usato i dati forniti dall’ANCE per sviluppare le proprie proposte: e qui il cerchio si chiude con la supina accettazione di tutte le richieste che ANCE ha sempre rivolto alle Amministrazioni toscane, e che ora, ammantate dall’emergenza COVID19, diventano ordine di scuderia per i Comuni. In primo luogo colpisce il fatto che le misure richieste non sono limitate in modo proporzionato nel tempo. Infatti ANCI Toscana richiede le deroghe al Codice dei Contratti per un periodo molto lungo, addirittura fino al 31 dicembre 2022, ben oltre il semestre emergenziale dichiarato a livello nazionale.

Ma ciò che è ancora più grave è che le proposte deroghe al Codice dei contratti minano tutti i principi cardine del settore, spaziando dalla programmazione alla fase esecutiva. E così si propone lo svincolo dalla programmazione, lasciando libero arbitrio ai sindaci, per i quali ANCI Toscana chiede addirittura poteri speciali, compresa la nomina a Commissari per l’esecuzione delle più importanti opere di interesse regionale. Sono ben note le passate gestioni commissariali dell’emergenza nel nostro paese, che si sono rilevate proprio il coacervo di sprechi e ritardi. Per la fase di gara si va dall’ampliamento del ricorso all’affidamento diretto per lavori fino a 100.000 euro (il limite attuale è di 40.000) all’utilizzo della procedura negoziata per lavori e servizi essenziali (non ben definiti) fino alla soglia comunitaria, che per i lavori pubblici è di oltre 5.000.000.

Ma non finisce qui: si prevede anche la deroga al principio di rotazione degli inviti e la previsione di un criterio di territorialità nella scelta degli operatori, giustificato surrettiziamente con la necessità di limitare gli spostamenti interregionali. In altre parole i rappresentanti degli enti locali diventano la testa di ariete degli interessi dei costruttori. Le deroghe per le gare proseguono minando anche la fase della scelta dell’offerta migliore, con la previsione dell’offerta economicamente più vantaggiosa per gli appalti oltre € 1.000.000 a cui possono essere invitati 15 operatori (ovviamente scelti secondo un criterio territoriale e senza rotazione), le cui offerte saranno valutate solo da commissari che sono dipendenti dell’amministrazione ed in deroga alle norme sulle incompatibilità dei commissari di gara. Che dire poi dei controlli sulle imprese? Semplice, non si fanno, o meglio si faranno a posteriori sull’aggiudicatario e comunque nel frattempo si stipula il contratto e si avviano i lavori, con il rischio che le certificazioni pervengano quando ormai l’appalto è concluso, ed a quel punto non resta che pagare chi non aveva diritto a partecipare alla gara e ad eseguire i lavori. Il sistema di qualificazione delle imprese per la tutela della salute e la sicurezza sul lavoro? Fino a 300.000 euro non si applica. I pagamenti? Si faranno quando le imprese li richiedono, indipendentemente dalla scadenze contrattuali.

Sinteticamente: più arbitrarietà, più discrezionalità e meno controlli. Ma senza trasparenza e un adeguato sistema di verifiche, è proprio la qualità delle opere pubbliche a decadere, consentendo anche l’apertura di varchi strutturali alla corruzione e a possibili infiltrazioni delle organizzazioni criminali che trovano sempre terreno fertile per insinuarsi nelle situazioni di emergenza. Per non parlare delle tutele per chi lavora: un fastidioso ostacolo per chi invece deve fare profitto. Ancora una volta si conferma così quel trasversalismo centro-destra centro-sinistra sul cemento e su un modello di sviluppo che ha devastato la Regione in tutti questi anni e rispetto al quale serve un cambiamento radicale.

Primi firmatari:

Una Città in Comune Pisa
Partito della Rifondazione Comunista – Toscana
Sinistra Anticapitalista – Toscana
Massa in comune
Buongiorno Livorno
Repubblica Viareggina
Mugello in Comune
Gruppo Consiliare “Sinistra Progetto Comune” – Comune di Firenze
Gruppo Consigliare “Buongiorno Empoli – Fabbrica Comune” – Comune di Empoli
Gruppo Consiliare “Borgo in Comune-Alternativa a Sinistra” – Comune di Borgo San Lorenzo (FI)
Gruppo Consiliare “Rifondazione Comunista” – Comune di Piombino
Gruppo Consiliare “LiberaMente a Sinistra” – Comune di Scarperia/San Piero a Sieve (FI)
Gruppo Consiliare “Ora Barberino” – Comune di Barberino del Mugello (FI)
Gruppo Consiliare “Campi a Sinistra”- Comune di Campi Bisenzio (Fi)

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