Il Partito della Rifondazione Comunista appoggia lo sciopero industria/manifattura del 9 luglio. Comunicato
Rifondazione Comunista Toscana al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori dell’industria e della manifattura toscana
Aderiamo convintamente allo sciopero del 9 luglio indetto unitariamente da tutte le organizzazioni sindacali del settore dell’industria e della manifattura.
La Toscana non è immune dalla profonda crisi che attraversa il sistema produttivo italiano. Non è più sufficiente intervenire per gestire, una dopo l’altra, le singole crisi aziendali: oggi è il modello di sviluppo a mostrare tutti i suoi limiti e serve affrontare il problema con una visione complessiva.
Prima di tutto manca una discussione seria e approfondita, sia da parte del Governo nazionale sia della Regione Toscana, su quale politica industriale debba guidare il futuro del Paese e del nostro territorio. Continuare a rincorrere le emergenze senza una strategia significa lasciare lavoratrici, lavoratori e imprese nell’incertezza.
I nodi da affrontare sono ormai evidenti. Troppo spesso gli aiuti pubblici alle imprese non si sono tradotti in investimenti capaci di migliorare la qualità del lavoro, l’innovazione e la tenuta occupazionale, ma hanno finito per garantire profitti senza produrre benefici duraturi per il sistema produttivo. A questo si aggiungono il peso del costo dell’energia e un modello che continua a puntare sulla competitività internazionale, sulle esportazioni, comprimendo il costo del lavoro, aumentando i ritmi produttivi e scaricando il prezzo delle difficoltà economiche su lavoratrici e lavoratori.
Non è un caso che lo sciopero cada a cinque anni dall’annuncio dei licenziamenti alla ex GKN, una vertenza che continua a rappresentare il simbolo delle contraddizioni della politica industriale del nostro Paese. In questi anni le lavoratrici e i lavoratori non si sono limitati a difendere il proprio posto di lavoro, ma hanno avanzato una proposta concreta di riconversione produttiva dello stabilimento, chiedendo il sostegno delle istituzioni, a partire dalla Regione Toscana. Una prospettiva che, nonostante gli impegni e il valore dell’esperienza costruita, non ha ancora trovato una reale attuazione.
Allo stesso tempo, quanto sta accadendo a Seano (azienda Acca) dimostra quanto sia urgente cambiare approccio. Di fronte a un’azienda che chiude nonostante la presenza di commesse, la risposta che arriva è lo sgombero del presidio dei lavoratori da parte delle forze dell’ordine, invece dell’apertura di un confronto capace di salvaguardare l’occupazione e i diritti. È un’immagine che restituisce con forza una sensazione diffusa: troppo spesso le istituzioni sono apparse più attente a tutelare gli interessi dell’impresa che il diritto al lavoro e la continuità produttiva.
Per questo siamo al fianco delle organizzazioni sindacali. È necessario garantire salari più adeguati, maggiori diritti, occupazione stabile e condizioni di lavoro dignitose. Allo stesso tempo, le risorse pubbliche devono essere vincolate a investimenti reali, all’innovazione, alla tutela dell’occupazione e alla qualità del lavoro, non alla semplice salvaguardia dei margini di profitto.
È altrettanto urgente aprire una discussione sul futuro dell’industria e della manifattura toscana, affrontando senza reticenze le crisi strutturali che stanno investendo interi comparti produttivi. Solo attraverso una vera politica industriale, costruita con il coinvolgimento delle parti sociali, sarà possibile dare prospettive al lavoro, alle imprese e ai territori.
Lo sciopero del 9 luglio rappresenta un momento importante di mobilitazione e di richiesta di cambiamento. Saremo al fianco delle lavoratrici, dei lavoratori e delle loro rappresentanze, perché la Toscana ha bisogno di una politica industriale che rimetta al centro il lavoro, la giustizia sociale e la riconversione ecologica del sistema produttivo, anziché continuare a inseguire le emergenze o a difendere rendite e profitti.
Cinque anni dopo la GKN, e mentre nuove crisi investono il nostro territorio, è evidente che non basta più gestire le vertenze: serve scegliere da che parte stare. Noi scegliamo il lavoro.