Il nostro sistema penale e carcerario è al collasso!
Dopo i suicidi dell’anno 2025 nelle carceri toscane, la cronaca è tornata in questi primi giorni del 2026, per ben 2 volte a parlare delle condizioni in cui versano operator* e detenut* nel sistema carcerario.
A Sollicciano, riscaldamento non funzionante e infiltrazioni di umidità hanno costretto carcerat* e operator* a stare a temperature di pochi gradi sopra lo 0. Tutto questo in una struttura fatiscente anche a livello igienico. Secondo lo studio “Morire di carcere”, pubblicato da Ristretti Orizzonti, il carcere di Sollicciano si colloca al quarto posto in Italia per numero di suicidi. Viene evidenziata così, come la condizione di inumanità all’interno di questo sistema, con le sue conseguenze, sia ormai strutturata e non emergenziale.
Nel carcere di Prato, gli abusi e le sevizie avvenute in cella, ad opera di un detenuto nei confronti del compagno di cella, per oltre 4 mesi, hanno dimostrato lo stato di completo abbandono in cui versano i detenuti; con il rischio effettivo che lo stesso, anziché luogo di recupero, diventi luogo di soprusi e malattie.
E le cronache parlano del sistema carcerario solo in situazioni estreme, situazioni che rispecchiano non una condizione emergenziale, ma la condizione strutturata del fallimento dell’intero sistema.
Quanto avviene é inaccettabile: donne in stato di gravidanza che permangono in carcere anche quando potrebbero avere pene alternative, recidive per insufficienti inserimenti sociali e lavorativi, esplosione di malattie psichiatriche e tossicodipendenze, spazi fatiscenti, sovraffollamenti e carenza di personale.
Chi entra in carcere oggi per reati minori rischia di uscirne delinquente, tossicodipendente, o con patologie psichiatriche, disattendendo completamente la funzione educativa prevista dall’art. 27 della Costituzione.
E mentre il Parlamento con il DDL 1660 intende aumentare il numero dei reati e le aggravanti per alcuni già esistenti, invece di depenalizzare i reati minori, il sistema carcerario è al collasso obbligando detenuti e detenute a condizioni inumane!
Consulte carcerarie, insieme ad enti del terzo settore e alle realtà della società civile impegnate in attività all’interno degli Istituti, possono offrire una soluzione per l’integrazione dei carcerati, dando risposte pratiche all’inserimento sociale e lavorativo. Ma questo non è sufficiente.
La questione del numero adeguato di operatori e operatrici:carcerari/e, sanitari/e, educatori/rici, rimane alla base della possibilità di recupero e reintegro delle persone e della risoluzione delle problematiche collaterali.
Le segnalazioni del garante regionale poi, che vigila affinchè gli standard necessari come spazi, attività e operatori, vengano garantiti, devono avere una presa in carico ed una attuazione dei correttivi effettiva.
Abbiamo innumerevoli dimostrazioni di come la carcerazione strutturale, oltre una certa soglia, sia deleteria e non rieducativa; è il momento di cambiare paradigma!
Prevenzione sociale dei crimini, depenalizzazione dei crimini minori, attuazione delle pene alternative (e utilizzo delle pene carcerarie come ultima ratio), integrazione effettiva degli ex detenuti, insieme all’adeguatezza degli spazi e del numero di operatori e operatrici, sono le uniche politiche che ci possono portare ad un sistema penale e carcerario umano, riparativo ed effettivamente di recupero.
Come Partito della Rifondazione Comunista, riteniamo che il sistema penale e carcerario debba avere questo cambio di direzione, e solleciteremo in tutte le forme a noi possibili, anche con pressioni all’interno delle istituzioni, perché ciò avvenga!
PRC Toscana, dipartimento politiche sociali: Tatiana Bertini, Valentina Adduci, Dimitrij Palagi