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I risultati del viaggio di Putin in Medio Oriente

epa09912372 Russian President Vladimir Putin addresses a meeting of the Council of Legislators under the Russian Federal Assembly at the Tauride Palace in St. Petersburg, Russia, 27 April 2022. EPA/ALEXANDR DEMYANCHUK / KREMLIN POOL / SPUTNIK

Il presidente russo Vladimir Putin in questa settimana ha incontrato i capi di stato di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Oman durante il suo viaggio in medio oriente e, ritornato a Mosca, ha incontrato il presidente iraniano. Una serie di incontri che hanno dimostrato come il Cremlino sia molto lontano dall’isolamento internazionale molto voluto e cercato dai paesi occidentali.

Le visite di lavoro del Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita il 6 dicembre 2023 e l’arrivo a Mosca del Presidente iraniano Ibrahim Raisi il 7 dicembre, sono molto importanti perché dimostrano il massimo interesse dei principali Paesi mediorientali per la cooperazione con la Russia in vari settori, che vanno dal coordinamento degli sforzi nella sfera del commercio degli idrocarburi classici ai progetti di investimento nelle industrie ad alta tecnologia.

Le manifestazioni di vicinanza e di collaborazione che accompagnano queste visite sono in realtà molto importanti, perché l’Oriente è uno spazio di simboli e di gesti. La Russia ha davanti a sé una finestra di opportunità unica e la sta sfruttando in modo efficace. Gli attori regionali sono sempre più consapevoli del fallimento della politica degli Stati Uniti e dell’incapacità di Washington di svolgere il ruolo di mediatore e di pacificatore nella regione. In questa situazione, i risultati delle discussioni di Vladimir Putin sulle possibili opzioni per superare la situazione di stallo a Gaza saranno richiesti quando le parti in conflitto saranno sufficientemente mature per farlo. Ma si tratta di una manovra strategicamente molto più significativa della politica estera russa, che mette in pratica i principi di un mondo policentrico.

L’obiettivo primario della diplomazia russa è abbastanza trasparente: evitare di coinvolgere gli Stati del Golfo Persico, con i quali la Russia ha sviluppato negli ultimi anni relazioni a volte non facili ma abbastanza efficaci, nel “vortice del caos” che si sta sviluppando nel Mediterraneo orientale. Questo “vortice” ha raggiunto un vettore geografico ben definito: l’area di conflitto ha già coperto il Mar Rosso, attirandovi di fatto le Forze Navali degli Stati Uniti.

Data la presenza di gruppi influenti nella leadership di Washington che ritengono che gli Stati Uniti debbano puntare a una sconfitta preventiva del potenziale militare, bellico e industriale dell’Iran, la probabilità di un’escalation del conflitto che si estenda al Libano e poi all’Iran, e quindi all’intero Golfo Persico, è molto alta. È evidente che gli Stati Uniti, a livello di retorica pubblica dei funzionari e dell’élite politica, stanno chiaramente giocando per l’aggravamento anti-iraniano.

Una delegazione di alto livello ha accompagnato il Presidente russo nella sua visita di lavoro nei Paesi arabi. La delegazione era composta da il segretario stampa e vice capo dell’amministrazione  Dmitry Peskov e gli assistenti presidenziali per gli affari internazionali Yury Ushakov, per gli affari economici Maxim Oreshkin e per la politica regionale Igor Levitin. Dal governo  erano presenti  il Ministro degli Esteri Sergei Lavrov, il primo vice Primo Ministro Andrei Belousov, i vice Primi Ministri Denis Manturov, co-presidente della commissione bilaterale con gli Emirati Arabi Uniti, e Alexander Novak, co-presidente della commissione bilaterale con l’Arabia Saudita. Anche Il capo della Banca Centrale Elvira Nabiullina ha accompagnato il Presidente. 

Della delegazione facevano parte anche i capi di alcune  aziende statali: erano presenti  gli amministratori delegati di Rosatom Alexei Likhachev e di Roscosmos Yuri Borisov. La comunità imprenditoriale comprendeva Kirill Dmitriev, presidente del Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF), e i rappresentanti di Gazpromneft e Lukoil, quest’ultima rappresentata dal comproprietario Vagit Alekperov.

E’ utile ricordare che l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti entreranno ufficialmente a far parte dei BRICS tra meno di un mese. 

Negli Emirati Arabi Uniti durante l’incontro i due leader hanno confermato gli accordi precedentemente raggiunti all’interno dell’OPEC+ e concordato di continuare l’interazione tra le due nazioni. 

In Arabia Saudita Putin e il principe ereditario saudita hanno discusso dell’Iran e hanno sottolineato l’importanza dell’impegno di Teheran per l’orientamento pacifico del suo programma nucleare. Hanno sostenuto l’espansione della cooperazione nel settore del petrolio e del gas, si sono espressi a favore dell’immediata cessazione delle operazioni militari nei territori palestinesi, hanno deciso di rafforzare la cooperazione in materia di difesa per raggiungere gli interessi comuni dei due Paesi. 

Inoltre, i capi di stato dei  due Paesi hanno discusso su diversi argomenti importanti, quali petrolio e gas, energia, geoscienze, miniere e ricerca ambientale. Hanno discusso di ambiente, sicurezza alimentare, tecnologia, giustizia, turismo, sport, istruzione e molto altro. (Infodefense)

Come appare evidente il progetto occidentale di isolamento della Russia dal contesto internazionale è ben lontano dal realizzarsi. Si potrebbe tranquillamente affermare che proprio la guerra, che doveva essere il momento finale del tentativo di isolare Mosca, è stato invece il motore per cui la Russia iniziasse a tessere nuovi rapporti commerciali e politici con altre nazioni. 

 

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