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187 paesi dicono no al blocco contro Cuba

187 paesi dicono no al blocco contro Cuba

 

Per la 31esima volta durante la sessione dell’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite viene dibattuto il progetto di risoluzione presentato da Cuba intitolato “Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario promosso dagli Stati Uniti contro Cuba”.

Durante i due giorni in cui si è dibattuta per l’ennesima volta la risoluzione che chiede  di porre fine al  blocco economico, commerciale e finanziario promosso dal 1962 dagli Stati Uniti contro Cuba le nazioni che hanno preso parola durante il dibattito hanno ribadito in maniera compatta la necessità che il blocco venga una volta per tutte abolito.

Nelle dichiarazioni che hanno preceduto la votazione finale  i rappresentanti delle nazioni che hanno preso la parola per esprimere il loro voto hanno affermato con fermezza che il blocco contro Cuba viola la Carta delle Nazioni Unite, che provoca sofferenze nella popolazione dell’isola, che è una misura ingiusta emanata in un momento storico oramai passato, che è contrario al diritto internazionale, che impedisce lo sviluppo economico dell’isola, che l’extraterritorialità del blocco impedisce ai paesi terzi di commerciare con Cuba, che è una misura immorale.

Durante il dibattito è stato inoltre sottolineato come Cuba sia stata inserita senza motivi apparenti nella lista redatta dagli Stati Uniti che include i paesi patrocinatori del terrorismo, è stato chiesto quindi che gli Stati Uniti tolgano l’isola da questa arbitraria lista che assieme alle numerose norme che regolano il blocco impedisce ulteriormente la vita ai cubani e lo sviluppo economico dell’isola. 

Il blocco economico, commerciale e finanziario contro Cuba è stato introdotto dagli Stati Uniti nel febbraio 1962 in risposta alla decisione dell’isola di essere un paese socialista. Il blocco a cui Cuba è sottoposta condiziona in modo determinante lo sviluppo economico e sociale dell’isola e colpisce in modo diretto tutti i campi economici e sociali della vita del popolo cubano.

Sono colpite la sanità, l’istruzione, la cultura, il turismo, le telecomunicazioni, l’economia, la finanza e molto altro. Inoltre l’extraterrittorialità del blocco colpisce pure la nazioni che intendono liberamente commerciare ed avere relazioni economiche con l’isola caraibica perché gli Stati Uniti si arrogano il diritto di sanzionare chiunque non rispetti le leggi del loro blocco. In pratica se un paese commercia con Cuba violando le leggi del blocco gli Stati Uniti possono applicare sanzioni e multe a quelle imprese che hanno avuto relazioni commerciali con l’isola.

Alla votazione dell’anno scorso, il 3 novembre 2022, hanno partecipato 189 nazioni delle quali 185 hanno votato a favore della cancellazione del blocco, Stati Uniti ed il sodale Israele hanno votato come al solito contro, Ucraina e Brasile si sono astenuti.  

Alla votazione di oggi hanno partecipato 190 paesi dei quali 187 hanno espresso voto favorevole a porre fine al blocco contro Cuba, gli Stati Uniti ed il figlioccio Israele, come previsto, hanno votato contro mentre l’Ucraina del pagliaccio Zelensky si è astenuta.

Niente di nuovo dato che da 31 anni in questa votazione la stragrande maggioranza dei paesi del mondo chiedono agli Stati Uniti di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario contro Cuba. Da 31 anni poi non succede nulla perché la risoluzione non è vincolante e quindi gli Stati Uniti possono far finta che nulla sia accaduto, quindi da domani, come del resto accade dal 1992, tutto resterà come prima ovvero il blocco e le sue misure coercitive resteranno in vigore.

In ogni caso la votazione favorevole di 187 paesi  è l’ennesimo risultato positivo per Cuba e soprattutto certifica che gli Stati Uniti possono contare solo sul loro figlioccio Israele per sostenere il vigente blocco: tutto il mondo ha detto no alle politiche sanzionatorie statunitensi.

 

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